L’adozione tra i banchi di scuola

Di solito si parla di ADOZIONE in classe quando ci sono un bambino o una bambina adottati; invece quest’anno ho deciso di affrontare questo argomento così vasto e complesso, pur non avendo nessun alunno adottato. 

Lo spunto è arrivato da un’iniziativa dell’associazione ItaliaAdozioni.

Volevo sensibilizzare i bambini verso questa tematica perché un domani saranno adulti, probabilmente anche genitori, quindi mi sembrava buono piantare in loro piccoli semi che chissà…magari un giorno daranno frutti!

Così abbiamo analizzato questa parola, il suo significato e l’immenso mondo che racchiude. 

Siamo partiti ad ottobre con la lettura del libro “Il richiamo della palude” testo di estrema sensibilità, profondo e commovente; scritto dalla penna di Davide Calì e magistralmente illustrato dalla mano di Marco Somà.

Da questo testo è partita una profonda e complessa riflessione perché, come sempre accade se ben alimentata, i bambini sono capaci di un’incredibile profondità.

Si è parlato di abbandono, di povertà, di diritti, di nome, di cognome, di cambiamenti, di coraggio, di amore, di accordo, di sintonia, di libertà, di rispetto, di salvezza…

Abbiamo poi cercato di dilatare il più possibile questo concetto fino ad arrivare all’adozione a distanza e a forme di “adozione” più sottili, dai confini sfumati come quelli di realtà molto concrete, ma che non possiamo osservare nitidamente perché lontane e viste con un filtro che è quello dell’opinione comune.

Adottare vuol dire anche “farsi carico con costanza” e così abbiamo iniziato una corrispondenza con un detenuto nel carcere di Montacuto. Avere un filo diretto con il mondo esterno per queste persone spesso è uno dei pochi elementi di libertà che permangono e possono infondere fiducia. 

Occorre dividere l’errore da chi lo ha commesso, per quanto grave esso sia, e chi lo ha commesso è una persona che ha sempre imprescindibilmente diritto ad essere trattata con dignità.

Giovedì abbiamo in qualche modo voluto dare una degna chiusura a questo percorso durato quasi tutto l’anno, così abbiamo invitato in classe Adam, ex alunno delle nostre maestre.

Adam ha vissuto l’Adozione sulla sua pelle quindi ci piaceva avere un confronto diretto con lui su questa tematica. 

Sapevamo di chiedergli qualcosa di non facile. E’ faticoso parlare di sé stessi, mettere il proprio vissuto a disposizione degli altri, specialmente quando raccontarlo fa rivivere sensazioni, ricordi, emozioni che hanno procurato dolore.

Lo abbiamo contattato con ampio anticipo, proponendogli un’intervista/conversazione con noi. Lui ha subito accettato, così abbiamo fatto le cose per bene: fissato una data, ci siamo preparati a riceverlo e finalmente è arrivato il giorno!

Adam è venuto a scuola e ha portato con sé una sua compagna di classe, Agnese, che con lui ha condiviso tutto il percorso scolastico. Noi pensavamo l’avesse portata per una sorta di sostegno morale…abbiamo scoperto solo poco prima della fine dell’intervista il vero motivo del perchè fosse lì.

Ci siamo presentati, poi lui ha iniziato la sua narrazione. Un racconto lucido, pieno di emozione, raccontato con decisione e passione, senza esitazioni, mettendo a nudo buona parte della sua interiorità.

E’ partito dalla sua nascita e pian piano ha iniziato a tessere una tela fitta e dall’intensa trama, lunga fino al presente. 

Un’ora e mezza di conversazione dove nessuno di noi ha perso per un attimo l’attenzione.

Gli abbiamo rivolto non poche domande, con rispetto, facendo attenzione a non ferire, a non indugiare troppo,  perché le parole hanno un peso enorme, vanno usate con cautela, altrimenti possono ferire più di un coltello (ce lo ha scritto anche il ragazzo che è in carcere!).

Allo stesso tempo gli abbiamo risparmiato ben poco, perché la nostra curiosità era tanta.

Adam non si è sottratto a nessuna delle nostre domande. Le sue parole rimarranno impresse in noi per sempre perché sono state ascoltate con l’orecchio delle emozioni che registra in modo indelebile e imprime nel cuore. 

Al termine dell’intervista abbiamo voluto il suo autografo! Lo vogliamo ringraziare pubblicamente, anche con questo articolo, perché ci ha fatto un dono enorme.

Approposito…non vi abbiamo detto come mai Agnese era con lui!

Adam l’ha portata perché ci raccontasse come è stato vivere accanto a lui per tutti gli anni più difficili, dove ha dovuto in qualche modo, con fatica, costruire e ricostruire la sua identità.

Prima di lasciare la parola a lei, Adam ci ha detto: <<Io per molto tempo sono stato concentrato solo su me stesso; per me non esistevano gli altri, quindi vi ho portato Agnese che vi può raccontare com’è stato per gli altri vivere accanto a me, mentre mi costruivo la mia identità!>>

Grazie Adam! 

P.S.: qui sotto trovate la sintesi del nostro lungo percorso!

L’adozione tra i banchi di scuola



Scritto da:
I bambini della classe 3C Primaria B. Gigli e la maestra Fabiola

Potrebbero interessarti anche...