Educare alla pace: laboratorio De Active

Il giorno 29 ottobre 2021 le classi 2°A, 2°D e 2°E della scuola media Patrizi di Recanati hanno partecipato al laboratorio online De-Active organizzato dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra (ANVCG), di cui fanno parte Arnaldo Toldi, Daniele Susini, Elisa Cantori, Simona Cicioni, Davide Venturi e Andrea Podestà. 

Durante l’incontro gli organizzatori hanno proiettato power point sui vari tipi di ordigni , sui modi in cui possono esplodere  e mostrato   dei video riguardanti diverse  testimonianze delle vittime colpite da mine inesplose, il modo in cui  il mondo sta vivendo questo dramma ed infine come è avvenuta la nascita dell’associazione ANVCG.

Il laboratorio ha portato a conoscenza gli studenti e le studentesse di tragici fatti avvenuti realmente in Italia e nel mondo, che sono stati testimoniati da video e direttamente da persone che l’hanno vissuti sulla loro pelle.

All’inizio dell’incontro  è intervenuto Daniele Susini, uno storico, che ha parlato di come  l’Italia negli anni 1940-’45 si sia trasformata  in un campo di battaglia con due guerre all’interno del suo territorio: la prima è la guerra degli eserciti e la seconda è la guerra civile, in cui i partigiani combattevano contro i nazifascisti per aiutare gli Alleati e in cui bersaglio dei tedeschi diventarono anche i civili. Durante la Seconda guerra mondiale i civili vittime dei nazifascisti furono 25 mila.

La guerra che si combatte in Italia e in Europa è una guerra diversa, furiosa, violenta perché Hitler non combatte solo per il dominio e il denaro, ma fu artefice di una guerra basata sul dominio della nazione ariana sulle altre d’Europa. Hitler scatena la prima guerra razziale in Europa, che vide perire cinquantacinque milioni di persone.  Fu organizzata un’enorme macchina di morte, le cui vittime furono i soldati, ma anche i milioni di persone che furono sradicate, deportate e costrette a lavorare in lager, in campi di prigionia, come manodopera schiavile per la produzione di materiali da guerra.

Il conflitto continuò ad uccidere per decine e decine di anni; infatti le centinaia di ordigni, forse milioni, gettati nel terreno e in mare, continuano ancora oggi ad essere un pericolo. Oggi sono trascorsi ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, e sono i più lunghi anni di pace in tutta la storia dell’Europa, ma, nonostante ciò, vengono ritrovati circa 60.000 ordigni all’anno.

Successivamente è stata data la parola al maggiore Andrea Podestà, il quale ha esordito dicendo che il recupero degli  ordigni è un’attività molto diffusa sul territorio. Esistono ordigni di grandi dimensioni e con un grande raggio d’azione e, nonostante siano  trascorsi  ottant’anni, a volte ci sono ancora persone che dopo averli ritrovati  per caso   in soffitta o in cantina li gettano  in mare. 

Gli ordigni principali che vengono rinvenuti sono residui di cannoni, bombe a mano e anche bombe aeree come quelle portate alla luce   a Fano nell’agosto scorso. Esistono tantissimi ordigni, si possono fare alcune classificazioni: munizioni sganciate, munizioni lanciate, munizioni collocate.

In seguito ad un avvistamento di un residuo di guerra  è necessario chiamare la polizia.

Una bomba a mano risulta pericolosa  fino a 30 metri  e può colpire diverse parti del corpo, si è al sicuro solo se ci si trova  alla distanza minima di 300 metri.

In seguito  è stato presentato  un video che mostrava come subito dopo la Seconda guerra mondiale in Italia si avvia la ripresa del turismo, del commercio; la gente inizia a rivivere in assenza di guerra, ma il terreno è cosparso di ordigni, ne vengono ritrovati migliaia e i bambini ne sono i più colpiti perché li scambiano per giocattoli. La stessa cosa  avviene ancora oggi nel mondo e il video riporta la testimonianza di una bambina che ne è rimasta colpita.

 Arrivato il turno  di Elisa Cantori, una ricercatrice di storia,  è stato illustrato  il concetto di Human Security, ovvero lo sviluppo umano sostenibile,  del disarmo umanitario, che mette le persone al centro delle azioni per ridurre l’uso delle armi, e il concetto di mine action, cioè della rimozione dei residui bellici  e dell’educazione al rischio, cioè la giusta condotta in caso di ritrovamento.

La ricercatrice inoltre  ha spiegato il significato del termine “pace” che in passato era la “non guerra” ; oggi, invece, è un atteggiamento, un modo di vivere e di approcciarsi alla vita e agli altri. La cultura di pace si deve fondare sui valori della solidarietà, dell’integrazione, della giustizia; la guerra oggi non viene vista come necessaria, ma come un gesto di aggressività. Dal 1870 al 1914 si trovano approcci al pacifismo e tra la Prima e la Seconda guerra mondiale si credette che si poteva ottenere il benessere senza l’uso della guerra, infatti ci sono stati diversi trattati per evitare il commercio delle armi, ma questo non ha impedito lo scoppio della Seconda guerra mondiale, alla fine della quale è poi nata  l’ONU. 

In seguito  sono stati mandati alcuni video riguardanti due giovani ragazzi italiani che di recente hanno conosciuto da vicino  il pericolo delle mine inesplose perdendo la vista; è poi seguita la toccante la testimonianza di   Arnaldo Toldi che ha raccontato la sua esperienza dicendo di aver perduto un braccio nel bombardamento di Ciampino durante la Seconda guerra mondiale ed è stato all’ospedale per sei giorni.

Durante l’incontro gli studenti e le studentesse sono stati molto attenti, hanno  dimostrato interesse per l’argomento trattato, prendendo appunti e partecipando attivamente ponendo anche delle domande.

Questo laboratorio è stato utile ai ragazzi e alle ragazze di oggi per portarli a conoscenza della problematica  degli ordigni inesplosi, ma soprattutto per renderli consapevoli che ancora oggi, nonostante la guerra sia finita, ci sono delle vittime causate da essa: per questo motivo   è importante   informare e insegnare  come comportarsi  nel  caso  di  un ritrovamento di un residuo bellico e diffondere la cultura della pace.

Scritto da:
Riccardo F., Sebastiano G., cl 2A

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