Nel Treno della Memoria anche i campi di internamento delle Marche

 

“La chiave per comprendere le  ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore” queste parole sono state pronunciate da Liliana Segre, una delle ultime testimoni sopravvissute ai campi di sterminio nazisti e recentemente insignita del titolo di senatrice a vita dal Presidente della Repubblica.

L’indifferenza ha caratterizzato l’atteggiamento e il comportamento di tante persone che, di fronte alle leggi razziali (di cui quest’anno ricorre l’80°anniversario) e alle sofferenze via via più pesanti che colpivano gli ebrei in quel periodo, si sono girate dall’altra parte, i cosiddetti “spettatori”.  Noi non dobbiamo essere indifferenti, come Liliana Segre e gli  altri testimoni della Shoah non si sono mai stancati di ripetere, e per questo è molto importante conoscere la storia di quel periodo e conservarne la memoria.                                                                                                                           

Gli alunni delle classi seconde della scuola media Patrizi il  25 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria 2018, si sono recati alla stazione di Ancona, dove era stata allestita una mostra sull’Olocausto all’interno di due vagoni merci simili a quelli utilizzati per deportare le persone dirette ai campi di sterminio.

L’ambientazione era evocativa, i ragazzi si sono resi conto di cosa significava affrontare un  viaggio in quello spazio, stipati come bestie, al gelo dell’inverno o al caldo soffocante dell’estate, diretti verso una meta sconosciuta.

Hanno poi osservato i pannelli della mostra: nel primo vagone veniva messo in evidenza ciò che accadeva in Germania, la dittatura di Hitler, le leggi razziali, le categorie di persone da eliminare (ebrei, omosessuali, apolidi, zingari…), le varie tappe della persecuzione fino alla “soluzione finale”. Nel secondo vagone hanno visto i campi esistenti in Italia e nelle Marche, destinati prevalentemente allo ”smistamento”, cioè luoghi di passaggio  da cui  poi i prigionieri venivano portati ad Auschwitz  o in altri campi tristemente famosi.

 Hanno appreso che alla stazione di Milano c’era un binario nascosto da cui partivano i treni dei deportati. Una frase riportata su una parete del vagone li ha particolarmente colpiti: “In un attimo furono divisi gli uomini dalle donne e lasciai per sempre la mano del mio papà”: anche queste parole sono di Liliana Segre e ricordano il terribile momento in lei cui arrivò ad Auschwitz e fu subito separata dall’unica persona cara che aveva, suo padre, che non rivide mai più.

Alcune persone appartenenti all’ANPI  hanno accompagnato gli alunni  in questo percorso e hanno mostrato loro un breve video in cui, con pochi disegni, veniva spiegata la Resistenza  e il ruolo dei partigiani, alcuni dei quali giovanissimi .

“Ora quei ragazzi sono tutti scomparsi o quasi. Non ci sono più loro a raccontarci ciò che è stato…, perciò a noi, che apparteniamo alla generazione che dimentica, tocca il dovere di ricordare”. Queste parole, scritte da Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega nel 2017, in una lettera ai ragazzi letta da un’appartenente all’ANPI, esprimono nel modo migliore il messaggio che abbiamo tratto da questa esperienza. 

Scritto da:
Eleonora L., Celeste M., Alessandra P., Emanuele S., Ludovica T.

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