IL Columbus Day si trasforma

L’11 ottobre scorso negli Stati Uniti è stato celebrato il Columbus Day, la festività che ricorda la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, rappresentante degli europei.

Tale ricorrenza è sempre stata festeggiata dagli americani con entusiasmo ed orgoglio, in particolare dagli italoamericani, ma negli ultimi decenni in molti Stati, a partire da quelli del Sud, si sono moltiplicate le proteste nei confronti di questa ricorrenza e si è arrivati alla conclusione di dover ricordare assieme all’arrivo di Colombo in America anche i nativi americani già presenti nel Continente prima della sua scoperta.

Ma perché oggi molti credono che non sia giusto festeggiare il Columbus Day? Perché con l’arrivo di Colombo le popolazioni indigene furono sterminate in modo spietato e senza scrupoli. Ancora oggi i discendenti di queste popolazioni, anche se pochi, non riescono ad integrarsi a pieno nella società americana.

Accogliendo le proteste nei confronti del Columbus Day, l’ 11 ottobre di quest’anno il presidente americano Jhon Biden, primo presidente della storia a fare ciò,  ha annunciato che va festeggiato il Columbus Day,  ma che vanno ricordati con esso  anche le popolazioni precolombiane: sia “un giorno di riflessione” non solo sullo “spirito di esplorazione dell’America, il coraggio e i contributi degli italo-americani nel corso di generazioni”, ma anche “sulla dignità e resilienza delle nazioni tribali e delle comunità indigene” e sul “lavoro che resta da fare per realizzare la promessa di una nazione per

 per tutti”.

LE RAGIONI STORICHE DELLA PROTESTA

Una delle popolazioni precolombiane più conosciute fu quella degli Aztechi, il cui ultimo sovrano fu Montezuma II; essi furono sconfitti e sterminati dagli spagnoli guidati da Hernàn Cortés, uno dei conquistador spagnoli. La lotta tra le due popolazioni durò circa due anni. Dai territori della vecchia capitale azteca, Tenochtitlan, gli spagnoli ricavarono una grande quantità d’oro. 

Circa dieci anni dopo, gli spagnoli, guidati da Francisco Pizarro, iniziarono a mirare anche l’impero Inca. In soli tre anni riuscirono a sconfiggere e depredare gli Inca conquistando un vastissimo territorio. Riuscirono a sottomettere tutta l’America centro-meridionale, tranne il Brasile, chiamarono questo territorio Nuova Spagna. Gli indios furono sottomessi e sfruttati come manodopera per due principali attività: la coltivazione della canna da zucchero e l’estrazione dalle miniere di oro e argento. Essi erano trattati in maniera disumana, dovevano lavorare come schiavi nelle miniere o nelle piantagioni degli spagnoli a ritmi umanamente impossibili. Nelle piantagioni il lavoro da svolgere era lungo  ma soprattutto faticoso, con il taglio e la raccolta della canna da zucchero, il suo trasporto, la sua spremitura, la sua cottura ed infine il travaso con il trasporto dei recipienti.

Le condizioni precarie di vita e le nuove malattie portate dagli europei (quasi letali per gli indios) rendevano la situazione sempre più grave e fu per questo che, dopo pochi anni dall’arrivo degli spagnoli, gran parte dell’Impero Inca sparì. 

Gli spagnoli avevano però bisogno di manodopera e così, con il ridursi di quella indigena, andarono a prelevare schiavi dal continente africano. 

Anche se non servirono a fermare gli spagnoli, vi furono voci contro lo sfruttamento e la violenza dei colonizzatori. Il primo a denunciare i maltrattamenti e lo sterminio degli Indios fu Antonio de Montesinos, frate domenicano, che nel dicembre del 1511 scrisse una predica rivolta ai colonizzatori spagnoli. In essa chiede di essere ascoltato, nessuno ha avuto il coraggio di dire ciò che ha scritto lui nella sua predica. Domanda il perché di tanta crudeltà che arriva a sterminare gli Indios, un popolo che, prima di essere aggredito dai colonizzatori, era pacifico,  tranquillo e autonomo. Il frate denuncia che gli indigeni americani erano maltrattati e tenuti in condizioni precarie, non erano curati né tantomeno sfamati; gli spagnoli non avevano quindi il diritto di far loro tutto questo: sterminare un popolo semplicemente per accumulare un po’ di oro in più ed arricchire la Spagna. De Montesinos concluse poi la sua predica denunciando la malvagità degli spagnoli e il diritto degli Indios di essere trattati con dignità al pari dei loro stessi invasori, ma, come sappiamo dalla storia, la sua voce fu inascoltata.

Scritto da:
Minerva A., cl. 2A

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