Il 25 aprile in ricordo di Filippo Acciarini

Il giorno 24 aprile nell’Aula Magna del Comune di Recanati si è svolto un incontro che ha approfondito la figura di Filippo Acciarini, recanatese, a cui la città di Recanati ha intestato una via, trattando dell’importanza dei diritti umani e del senso e del valore della Giornata della Liberazione.

L’ospite che ha tenuto la conferenza è Maria Chiara Acciarini, nipote di Filippo Acciarini, donna che è stata consigliera nel Comune di Torino, successivamente parlamentare e sottosegretaria al Ministero della Famiglia. L’evento è stato organizzato dall’ANPI e dall’Istituto Storico di Macerata, in collaborazione con il Comune di Recanati, rappresentato dal vicesindaco Bravi.

L’ incontro è iniziato da una domanda: «Perché festeggiare il 25 aprile ancora oggi? È stato spiegato che con esso si debbono ricordare la SOLIDARIETA’, l’IMPEGNO CIVILE, le RESISTENZE, le esistenze di milioni di persone, che costruirono e formarono i valori della nostra Costituzione.

Maria Chiara Acciarini ha iniziato il suo intervento affermando che conoscere la storia di una persona può aiutare a capire i temi che pone la storia ed i valori che vanno salvaguardati.

Filippo Acciarini nacque il 5 marzo 1888 a Sellano in una famiglia di recanatesi, composta da madre, padre e due sorelle di cui una più grande di lui di quattro anni e un’altra più piccola; poco dopo la nascita di Filippo la famiglia si trasferì nuovamente a Recanati dove il ragazzo trascorse la sua giovinezza.

 

All’ età di diciassette anni Filippo andò via dalla sua casa, perché voleva far parte del partito socialista e il padre era contrario in quanto la scelta del figlio creava problemi alla sua attività, dunque Filippo si trasferì a Roma, dove nel 1907 si sposò.

All’inizio Acciarini lavorò nelle ferrovie e fu un giornalista che si occupava di sindacato e del lavoro in generale. Per il suo impegno venne considerato una figura scomoda e fu trasferito, senza che egli lo richiedesse, dapprima da Roma a Tivoli, successivamente a Torino. Dal 1913 diventò torinese a tutti gli effetti, ma sfortunatamente l’anno dopo morì sua moglie; nel 1919 chiese il trasferimento in Ancona, ma il prefetto di Macerata fece in modo che non gli venisse concesso perché era ritenuto un sovversivo.

Filippo Acciarini faceva parte dei socialisti che non volevano la guerra, era in contrasto con il partito Comunista con cui ebbe degli scontri.

Dopo la Marcia su Roma di Mussolini, un grave fatto afflisse la città di Torino, infatti il 18 dicembre del 1922 in città vennero  uccisi 12 oppositori, Acciarini era un testimone ma anche una vittima perché era tra quelli che dovevano essere colpiti dai sicari; fortunatamente riuscì a scappare e a denunciare questi fatti. Da redattore del giornale socialista l’Avanti scrisse articoli sulla strage di Torino e contro il fascismo e per questo nel 1923 venne licenziato dalle ferrovie con l’accusa fittizia di scarso rendimento nel suo lavoro.

Verrà poi arrestato incolpato di insurrezione armata per aver tentato di ricostituire i partiti messi fuori legge dal regime. Dopo essere uscito dal carcere fu ospite per un anno e mezzo a casa del figlio, dopodiché trovò lavoro come segretario presso la ditta STIPEL (che diventerà la Tim).

Nel 1944 ci furono gli scioperi degli operai per la fame e il terrore e gli organizzatori furono arrestati e deportati in Germania, tra questi c’era anche Filippo Acciarini, che prima fu rinchiuso in carcere a Milano poi nel campo di concentramento di Fossoli ed infine deportato a Mauthausen, dove morì sfinito dai maltrattamenti nel 1945.

Nonostante tutto ciò, i prigionieri politici socialisti della baracca 18 di Fossoli credevano ancora di essere in una catena di solidarietà e si aiutavano a vicenda.

Oggi davanti la casa di Filippo Acciarini a Torino è posta una pietra d’inciampo, una mattonella di ottone nel pavimento, in cui vi è scritto: “Qui abitava FILIPPO ACCIARINI, nato 1888, arrestato 9-03-1944, deportato 1944 MAUTHAUSEN, ASSASSINATO 2-03-1945”.

Maria Chiara Acciarini afferma che la Costituzione nasce ovunque si è combattuto per la libertà e l’uguaglianza. Il frutto della Resistenza è la Costituzione.

Filippo Acciarini viene ricordato ancor oggi perché ha colto i segni del suo tempo e ne ha combattuto le ingiustizie. Per capire un periodo nella storia è importante “Far emergere le storie” e le testimonianze per avvicinare la storia al pubblico giovane.

La Acciarini conclude: “No vendetta ma memoria consegnata e giusta”.

Scritto da:
Elena O.

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