Gita a Ferrara

 

Le classi seconde della scuola secondaria “M.L. Patrizi”, il giorno 18 aprile 2018, si sono recate in gita a Ferrara, città famosa per la sua atmosfera rilassata e per il patrimonio artistico e culturale che risale al periodo in cui era capitale di un ducato indipendente sotto la signoria degli Este.

Gli studenti, dopo essere stati divisi a gruppi di due classi, hanno visitato l’orto botanico.Fondato nel 1771,  questo orto comprende: un’area “sistematica”, in cui sono suddivise le piante in base alla loro classificazione nel mondo vegetale, un’area delle ”piante utili”, dove troviamo piante rese particolari  grazie all’uso che ne fa l’uomo e infine l’areadei ”giardini a tema” che comprende piante ornamentali raccolte in piccoli giardini tematici.

Dopo il pranzo in un grande parco, abbiamo visitato l’imponente Castello Estense, sorto nel 1385 come strumento di controllo politico e militare e poi come residenza nobiliare. Abbiamo visitato le varie stanze utilizzate per la vita quotidiana, le prigioni,dove venivano rinchiusi coloro che commettevano il più grave dei crimini, quello di complottare contro la famiglia degli Estensi, il giardino degli aranceti, la stanza degli specchi e le cucine appositamente costruite per i banchetti ducali. L’opera fu commissionata all’architetto Bartolino di Novara dal marchese Niccolò II d’Este, che ritenne indispensabile dotarsi di una potente macchina repressiva dopo un’imponente rivolta popolare. Il castello sorse intorno alla torre dei Leoni, una torre già esistente inserita nella torre muraria a nord della città, poi Bartolino da Novara chiuse il quadrilatero facendo edificare altre tre torri: Marchesana a sud-est, di San Paolo a sud-ovest e di Santa Caterina a nord-ovest.

Terminata la visita al castello, abbiamo fatto un giro per la città. Alle origini Ferrara era un’ampia distesa d’acqua paludosa, assolutamente inospitale, dove l’unico essere vivente che ci si trovava bene era la zanzara della malaria. Questa grande inospitalità del territorio fu proprio la causa che favorì i primi insediamenti. Intorno al quinto secolo, da Nord arrivano le popolazioni barbariche, gli Unni ed i Vandali, che scavalcando le Alpi portarono morte e distruzione nell’Italia settentrionale. Le antiche popolazioni che qui abitavano, per mettersi in salvo iniziano a scappare senza neanche sapere dove, spingendosi verso sud. Da qui, arrivarono nella Ferrara paludosa del tempo, con alle loro spalle i Barbari. Riuscirono a sopravvivere nascondendosi in queste zone inospitali, mentre i Barbari arrestarono la loro discesa certi che presto i fuggitivi sarebbero tornati indietro. Provenendo da diverse regioni del nord Italia, inizialmente ebbero grandi problemi di comunicazione, ma con il tempo, iniziarono ad organizzarsi con una propria lingua e ad amministrare in modo corretto l’acqua per trarne vantaggio. Misero in atto molte opere di bonifica che ancora oggi non sono terminate. Fra l’incrocio di due rami del Po nacque la prima parte di città, dove gli abitanti tutti i giorni vedevano passare navi mercantili piene di merci preziose. Decisero, quindi, di chiudere il corso dei fiumi e di consentire il passaggio solo dietro pagamento di un pedaggio: così i Ferraresi divennero sempre più ricchi.

Nel punto più alto di tutta la provincia di Ferrara, a 9,60m. sul livello del mare, si trova una colonna con un indicatore, dove nel tempo è stato segnato il livello raggiunto dalle acque.L’acqua, infatti, è sempre stata una grande risorsa per Ferrara, ma al tempo stesso una minaccia da cui guardarsi. Durante il periodo in cui la città fu sotto il governo degli  Estensi, furono spesi molti soldi per la cura delle acque, per le manutenzioni degli argini dei fossi e dei fiumi, per il controllo del livello delle acque e per la bonifica delle paludi,  affidando tali compiti ad un “cavarzelano”. Quando arrivò al governo della città il Papa, non sentendosi amato dai ferraresi, ridusse drasticamente le somme destinate alla cura delle acque, per cui la situazione peggiorò progressivamente: le acque inghiottirono terreni coltivati e abitati, facendo tornare Ferrara allo stato iniziale.

Abbiamo anche visitato la residenza dove alloggiavano gli Estensi, prima che fosse costruito il castello. Si entrava in un’arcata detta “Volto del cavallo”, proprio perché entravano con nobili destrieri che lasciavano della parte sinistra dello spiazzo, dove c’erano le stalle, i depositi di armi e viveri e dove vivevano i camerieri e la servitù. Per entrare nella residenza vera e propria, bisognava percorrere uno scalone monumentale costruito da Pietro Benvenuto Degli Ordini. La casa è molto importante per la cultura  europea, perché all’interno vi era il primo teatro stabile italiano (nel 1531, il primo direttore artistico fu Ludovico Ariosto).  Nel 1486, durante il governo di Ercole I, vi fu organizzato il primo spettacolo teatrale. Nella piazza venne costruito una specie di palcoscenico rialzato, vennero realizzate scenografie e la commedia messa in scena fu  “I menecni”  di Plauto. Furono allestite delle panche di legno, per consentire ai cittadini di assistere alla rappresentazione, mentre  la corte osserva dalle finestre dei piani nobili: per la prima volta, il popolo e la corte si divertirono “insieme”. Per l’occasione il cortile venne fatto attraversare da lunghe corde con sopra delle candeline, per illuminarne lo spazio. Alla fine della recita, fu fatto entrare in piazza un grande drago costruito in cartapesta che apriva le fauci e “sputava” caramelle e dolciumi da tutte le parti. Ad assistere alla rappresentazione c’era il giovane Ludovico Ariosto, che da quel giorno decise di scrivere commedie quindi fare il commediografo, contro il volere del padre, che per lui sognava una carriera da avvocato.

Gli Estensi avevano anche una cappella ducale, che però fu luogo di tristi vicende. Borso D’Este, duca tanto illuminato in molti campi ma maniaco religioso e intollerante che detestava chiunque non la pensasse come lui in ambito religioso, si scagliò molte volte e con estrema violenza contro la comunità ebraica. Obbligò gli ebrei a portare segni distintivi, alla predica coatta (ovvero ad assistere tutte la domeniche ad una messa cristiana) ed aggiunse una corsa al Palio ferrarese per umiliarli. L’ ultima domenica di Maggio si svolgeva, e si svolge ancora oggi, il Palio di Ferrara, che comprendeva la corsa dei cavalli, quella delle ragazze e dei  ragazzi e quella delle asine (a parere ferrarese, la parte più gradita per la sua simpatia). Borso d’Este aggiunse la “corsa vergognosa”, dove obbligava ladri, prostitute ed ebrei a correre in mutande in mezzo alla strada, per il divertimento della corte. Tutto ciò venne eliminato dal successore, suo fratello Ercole I d’Este, che sposò Eleonora d’Aragona: fu lei a intuire che gli ebrei erano una forza su cui puntare, e la storia le darà ragione.

La Cattedrale di Ferrara, o anche cattedrale di San Giorgio Martire, in origine gotica, sorge al centro della città, di fronte al Palazzo Comunale: è collegata al Palazzo Arcivescovile attraverso una volta coperta.  Essa nacque intorno al 1135. La parte nella metà inferiore della facciata fu costruita da un certo Nicholaus e ne conosciamo il nome perché impresso su ogni pietra. Egli diede molto rilievo alla porta ornandola con un protiro, sorretto da leoni e talamoni. I leoni ai lati dell’entrata, con in groppa due signori, di cui uno giovane e l’altro anziano, simboleggiano l’eternità del tempo e di dio. Sopra il protiro troviamo la statua di San Giorgio, santo e cavaliere nonché patrono di Ferrara, che ha già trafitto la gola di un drago, a rappresentare il fatto che le forze del bene vincono sempre sul male. Salendo ulteriormente c’è la “Loggia delle Benedizioni”, dove un tempo stava il Vescovo  per benedire il popolo che si trovava ai piedi della cattedrale. Nel 1570 a Ferrara ci fu un terribile terremoto, che fece crollare 32 torri gentilizie su 33 e diversi campanili e causò ingenti danni alle chiese e alle abitazioni. In seguito, venne ritenuto pericoloso affacciarsi ancora dalla loggia, per cui vi fu collocata una statua della Madonna un tempo ospitata all’interno della cattedrale. La parte più bella e originale della facciata è però il “Giudizio Universale”. Tutto incomincia dall’alto dove c’è un Cristo in trono, affiancato da due angioletti che portano gli strumenti della Passione. Seguendo lo spiovente del tetto troviamo la Madonna e San Giovanni che implorano Cristo di avere pietà degli esseri umani. Ai loro piedi ci sono degli angeli musicanti: alla loro sinistra camminano i dannati e alla loro destra i beati. Tornando in basso, osserviamo che alla destra della porta della cattedrale c’è un’ ulteriore porta, con sopra il busto della  “Madonna Frara” ovvero di Ferrara,  un modo carino per indicare l’ingresso alle signore. Di fianco c’è una piccola nicchia con un uomo con una vestaglia da pellegrino: Alberto V D’Este che così vestito  andò in pellegrinaggio a Roma per chiedere a papa Bonifacio l’apertura di tutte le facoltà universitarie.Tommaso Ruffo, arcivescovo di Ferrara dal 1717, entrò nella cattedrale con l’intento di  modificarla, ma di fatto la distrusse. Prima dell’intervento, la chiesa era a cinque navate, con una “foresta” di esili colonnine in marmo bianco che vennero abbattute per ridurla a solo tre navate. Siccome la cattedrale rischiava di collassare, le colonne furono sostituite da pilastri grandi che però assorbivano la luce. La chiesa divenne molto buia e quindi per rimediare vennero costruite delle finestre, che però non riuscirono a restituire alla cattedrale la luminosità di un tempo. All’ interno, in memoria di Ruggero Bovelli, vescovo di Ferrara che diede la sua vita per la difesa dei cittadini ferraresi durante il periodo fascista, è posta la sua tomba con sopra diverse statue bronzee che indicano la devozione nei suoi confronti. All’esterno di fianco alla cattedrale, c’è un loggiato, ora pieno di negozi, che venne fatto costruire da Ercole I d’Este per festeggiare l’arrivo in città della futura moglie, Eleonora D’Aragona. Per accoglierla al meglio, trasformò la piazza in una specie di bosco per la caccia al cinghiale e fece costruire una fontana in marmi colorati che zampilla Trebbiano.

Il campanile della piazza, dove troviamo anche la cattedrale, venne progettato da Leon Battista Alberti. La sua costruzione iniziò nel 1412, ed è ancora incompiuto:  all’ epoca ne interruppero la costruzione perché iniziò la “guerra del sale” contro Venezia e così vennero a mancare lavoratori e fondi.

Dopo secoli di piena accoglienza da parte degli Estensi,  con il passaggio di Ferrara sotto il controllo dello stato Pontificio, a partire dal 1627 gli ebrei  furono costretti a trasferirsi in un ghetto.

Il ghetto ebraico venne istituito da Papa che,  volendo limitare la potenza degli ebrei a Ferrara come in tutte le altre città italiane, pensò di rinchiuderli in uno spazio delimitato da cancelli che venivano aperti solo a certi orari. Dal lato destro del ghetto ferrarese, ci sono moltissime finestre: questo perché vigeva una legge che costringeva gli ebrei a murare le finestre che si affacciavano in territorio cristiano, sul lato sinistro del ghetto.  Il ghetto era percorso da tante strade, con cinque grandi portoni che impedivano l’accesso alla città.Proprio a Ferrara e nelle zone limitrofe trovò le proprie origini l’ideologia fascista, con Italo Balbo e Benito Mussolini(all’epoca  giornalista presso “ Il corriere Padano”), e ben presto si diffuse prima a Milano, e piano piano, in tutta Italia. Nel luglio del ’38 vennero emanate le terribili leggi razziali, fortemente discriminatorie nei confronti degli ebrei, tra cui era compreso il divieto di frequentare scuole ariane. Siccome gli ebrei tenevano molto all’istruzione, vennero istituite scuole ebree, frequentate unicamente da insegnanti e studenti ebrei. Tra gli insegnanti, ci fu un giovane laureato, Giorgio Bassani, famoso scrittore ferrarese. Egli si ispirò a fatti realmente accaduti per scrivere i suoi libri più famosi, come ad esempio “ Il giardino dei Finzi-Contini”, “La notte del ‘43”.

Facendo un giro fra le vie, abbiamo visto una via che si chiama “Via delle Arcate”, lunga 3 chilometri. La strada corre parallela ad un canale che dal porto commerciale andava  verso est. Il canale era sempre percorso da navi mercantili, che scaricavano le merci preziose nei magazzini medievali, vicinissimi alle abitazioni.I mercanti che abitavano in queste vie, temendo di essere derubati, fecero costruire dei passaggi che collegavano la casa al magazzino. Così facendo, se sentivano un rumore sinistro, potevano attraversare velocemente questi corridoi e cogliere in flagrante il ladro!

Laura F.

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