Le leggi anti-ebraiche in Italia

 

Martedì 15 gennaio il prof. Michele Sarfatti, studioso esperto di storia ebraica, ha tenuto un seminario nell’ Aula Magna del Comune di Recanati dove ha affrontato il tema delle leggi razziali emanate dal governo fascista in Italia tra il 1938/1939. L’evento è stato voluto dall’assessora alle Culture e all’ Istruzione, prof.ssa Rita Soccio, e dall’Istituto Storico di Macerata.

Il professor Sarfatti, che insiste molto sull’ importanza delle singole parole, preferisce chiamare la legislazione oggetto della conferenza ”leggi razziste” perché il suffisso “-ismo” implica un pensiero, un’ideologia, mentre il termine “razziale” è più neutrale. Proprio dall’ ideologia fascista, in particolare dalle fanatiche idee razziste di Benito Mussolini, è scaturita una delle pagine più oscure della storia italiana. Tutti i diritti di uguaglianza conquistati dal Risorgimento venivano cancellati nel settembre del 1938 e non si possono incolpare i nazisti della promulgazione di queste leggi perché sono frutto di una pianificazione precisa da parte del duce e dei suo fedelissimi per espellere dall’ Italia tutti quelli che non fossero di razza ariana, primi fra tutti gli ebrei.

 

A quel tempo gli ebrei in Italia costituivano un gruppo sociale molto numeroso e molti personaggi ebrei occupavano importanti cariche pubbliche e di governo (per es. il primo sindaco democratico di Roma Ernesto Natane anche un ministro). I primi decreti razziali di Mussolini arrivano addirittura dieci settimane prima delle leggi naziste in Germania con il numerus clausus degli studenti ebrei che vengono espulsi da ogni scuola. E’ così che inizia, a partire dal settembre 1938 e fino al marzo 1939, la promulgazione di una serie di leggi che prevedono l’espulsione di intere famiglie di ebrei, costrette da un giorno all’ altro ad abbandonare le loro case, il loro lavoro, la scuola, le loro attività commerciali, esclusi da ogni rapporto sociale, senza soldi, senza più un’identità e senza sapere dove andare perché neanche gli altri paesi d’Europa li vogliono accogliere.

 

Ci fu un sistematico lavoro per creare i criteri in base ai quali considerare un essere umano ariano o di razza inferiore. Il problema si pone con gli ebrei misti, allora i fascisti inventano il criterio che chi era battezzato poteva essere considerato ariano altrimenti no,ma se eri battezzato e ti sposavi con un’ebrea perdevi la tua superiorità ariana. Una volta annullati, non solo come gruppo sociale ma come singole persone private di ogni diritto e identità, gli ebrei vengono usati come CAPRO ESPIATORIO a cui addossare le colpe di un regime dittatoriale e assolutista a cui nessuno, per paura,voleva opporsi, permettendo questa enorme ingiustizia. Hitler, nel suo piano malvagio, fu ancora più crudele di Mussolini perché pianificò la SHOA (dall’ebraico = annientamento) cioè l’eliminazione fisica degli ebrei in appositi campi di sterminio, ma il principio razzista alla base delle scellerate politiche nazista e fascista è lo stesso: cioè l’odio per la razza inferiore.

 

Il termine genocidio non esisteva fino ad allora; viene coniato nel 1942 da Raphael Lemkin, un giurista polacco ebreo emigrato in USA, per descrivere quello che stava accadendo alla sua gente. La storia in passato aveva conosciuto altri genocidi tipo quello degli Indios da parte degli spagnoli ma allora lo scopo era di conquistare nuovi territori e le malattie portate dall’ Europa uccisero la maggior parte della popolazione. Nel caso di Hitler lo sterminio di massa / genocidio fu pianificato nei minimi dettagli, a partire dalla polizia che doveva scovare gli ebrei, ai trasporti per deportarli, agli appositi campi già predisposti con le camere a gas per sterminarli. Il prof Sarfatti sottolinea giustamente che non tutti i tedeschi furono nazisti e non tutti gli italiani fascisti…ci furono anche tante brave persone che salvarono migliaia di ebrei a rischio della loro stessa vita. Ma l’amarezza di questa triste pagina della nostra storia torna fuori quando il professore cita il diario della moglie di Cesare Battisti che nel ’38 scrive che “questi decreti antiebraici ci ributtano indietro di parecchi secoli e che dopo 16 anni di regime fascista siamo tutti pecore…”.

Sarfatti dice che noi ragazzi a scuola non dovremmo parlare di memoria perché questi eventi non li abbiamo vissuti di persona però possiamo e dobbiamo approfondire la loro conoscenza per non dimenticare e perché ciò non si verifichi mai più.

 

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Scritto da:
Enrico F., Eleonora L.,Emanuele S.

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